Negli ultimi giorni, con il moltiplicarsi di decreti e autocertificazioni, è emersa ancora di più la necessità di chiarimenti da parte delle persone che si interfacciano con linguaggio legale e giuridico. Dall’interpretazione di quel linguaggio dipendono le risposte a domande che hanno un impatto fondamentale per la propria vita quotidiana, come ad esempio, quali aiuti sono previsti? Ho diritto ad accedervi? Come posso richiederlo, tramite quali procedure? Cosa devo o non posso fare? In che situazione incorro se non rispetto un decreto?

In realtà la situazione attuale mette soltanto in evidenza la comprensibilità delle informazioni legali e giuridiche per i non addetti ai lavori, non avvocati, non giudici, non legislatori. Un tema che dall’ambito governativo e burocratico tocca la contrattistica privata, i regolamenti sulla privacy e GDPR, le policy aziendali che devono essere comprese, oltre che perlomeno consultate, dai diretti interessati.

Ci stiamo appassionando a un campo disciplinare, quello del Legal Design, che molto ha in comune con quello che facciamo da tempo per la comunicazione corporate: rendere fruibili documenti complessi tramite l’impiego di principi del design, tra cui il design della comunicazione.

Far venir voglia di leggerli alle persone (oltre a coloro che li hanno redatti) e farli comprendere meglio.

Alcuni principi del design della comunicazione applicabili in ambito legale:

  • Infografiche, metafore visive, schemi e icone per agevolare la fruizione e memorizzazione
  • Diversi livelli di testo per esemplificare i concetti chiave ed approfondirli
  • Editing testuale per snellire il testo, eliminare tecnicismi e spiegare termini tecnici
  • Utilizzo di diversi formati come il video e l’audio per spiegare processi
  • Veicolare contenuti su diversi touchpoint in base alle esigenze es. Whatsapp

Il Legal Design tocca molti ambiti del diritto pubblico e privato. Si va dall’implementazione di iter legislativi veri e propri, alla stesura di visual contracts più comprensibili per un dipendente o per un cliente che sottoscrive un servizio, compresi strumenti di formazione in ambito legale e giuridica più accattivanti per gli studenti. Basti pensare ai contratti di lavoro pressoché totalmente illustrati realizzati dall’agenzia sudafricana Creative Contracts oppure i contratti progettati dalla legal designer Stefania Passera in Finlandia.

Come viene dettagliatamente spiegato dal sito di Margareth Hagan, il Legal Design viene anche definito come l’applicazione di metodologie del design all’ambito legale, per riportare l’utente finale al centro dell’attenzione. Uno dei principi di partenza è la constatazione che troppo spesso le informazioni di valore legale sono scritte in legalese da avvocati per altri avvocati, formati per vincere contenziosi legali, che vengono coinvolti quando il problema è già insorto o per prevenire che si manifesti in ambito societario.

A chi giova quindi il Legal Design? I vantaggi prospettati vanno da una maggiore trasparenza verso l’utente, che previene incomprensioni e quindi costose cause legali e danni d’immagine per le società. Inoltre, il settore legale è in rapida evoluzione con sempre più mansioni svolte grazie all’intelligenza artificiale, mentre in ambito italiano si caratterizza per una densità di avvocati per abitante tra le più alte d’Europa e un notevole gap retributivo tra le generazioni. Queste condizioni stanno spingendo gli studi legali ad esplorare nuove specializzazioni, sia per presidiare le mansioni che non possono essere svolte da un algoritmo, sia per distinguersi dalla concorrenza.

Il Legal Design si pone come obiettivo il miglioramento dei documenti e dei processi, partendo dalla considerazione delle capacità, esigenze e conoscenze pregresse dei principali portatori di interesse. Per certi versi si presenta dichiaratamente come un’applicazione del Design Thinking in ambito giuridico e legale. Il Design Thinking è la metodologia prescrittiva largamente promossa, tra gli altri, dall’università di Stanford e dalla società IDEO, che promette di formalizzare attraverso cinque fasi l’applicazione dei principi della progettazione da parte di persone che non necessariamente sono formate come designer. Il Legal Design quindi è applicato in modo interdisciplinare unendo avvocati, UX e UI designer, graphic designer e comunicatori che lavorano in team oppure singoli legal designer con una formazione ibrida sull’argomento.

Qual è la situazione italiana? Sebbene le applicazioni effettive del Legal Design sembrino concentrate negli Stati Uniti, Finlandia e Regno Unito, in Italia sono presenti dei corsi all’interno di università e centri di formazione sia giuridiche che di progettazione. Tuttavia, dopo una prima ricerca ci sembra che si stia muovendo qualcosa soprattutto in ambito legale e non all’interno delle agenzie di comunicazione, che potrebbero iniziare a fornire il proprio supporto in outsourcing perlomeno per la razionalizzazione e sintesi dei documenti.

Questo ritardo da parte delle agenzie creative ci sorprende. In altri ambiti è già diventato evidente anche in Italia il vantaggio di comunicare visivamente informazioni complesse attraverso infografiche, data visualization e video animati in motion graphic. L’information design in Italia viene applicato non solo in settori come l’editoria, ma anche in campi tradizionalmente considerati meno creativi come Investor Relations e la rendicontazione aziendale. Con la curiosità che ci contraddistingue in SERVIFLAB, continuiamo a formarci e a interrogarci su come il nostro approccio di sintesi testuale e visiva di contenuti complessi può essere d’aiuto anche in area legale.